Ponte Morandi

Val Polcevera, Quartiere Certosa

Storia di Ponte Morandi

Il Ponte Morandi, intitolato al suo progettista ingegner Riccardo Morandi, pioniere delle architetture in cemento armato precompresso, è stato fino al 14 agosto 2018 il nodo nevralgico della rete autostradale genovese, ligure e, più in generale, del nord-ovest del Paese.

Lungo 1.182 metri, con una campata massima di 210 metri e un’altezza media del piano stradale intorno ai 45 metri, è una struttura in calcestruzzo precompresso sostenuta in origine da tre pile a forma di cavalletto rovesciato bilanciato alte ben 90 metri.

Costruito tra il 1962 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua SpA, il ponte sfrutta un sistema di costruzione che fu brevettato da Riccardo Morandi stesso.

Il ponte e gli stralli rivestiti di calcestruzzo furono interessati da imponenti lavori di manutenzione straordinaria negli anni '90, tra cui la realizzazione di rinforzi attraverso l’affiancamento di nuovi tiranti in acciaio.

L’operazione è stata completata per buona parte del ponte, ad eccezione per la pila 10 e la pila 9: è quest’ultima a crollare il 14 agosto 2018.

Epoca: 1963
Prima del crollo

Ponte Morandi Genova 02

Ponte Morandi è, o per meglio dire "era", un viadotto autostradale situato nella bassa Valpolcevera sopra il quartiere Certosa, snodo autostradale di importanza strategica perché collegava l’Autostrada dei Giovi A7 (Genova-Milano) a nord, l’Autostrada dei Fiori A10 (Genova-Ventimiglia) a sud-ovest, e infine l’Autostrada Azzura A12 (Genova-Pisa) a sud-est.

2018 - Dopo il crollo

Ponte Morandi Genova 02
Ponte Morandi Genova 01

Analisi SWOT

Il viadotto rappresenta un nodo infrastrutturale centrale per la rete autostradale, collegando l’A7, l’A10 e l’A12.

La struttura è di per sé, quindi, un punto nevralgico per i commerci da e per il porto di Genova, e anche per i collegamenti con la Francia.

La posizione all’interno della Val Polcevera rende questa infrastruttura fortemente esposta agli agenti atmosferici anche a causa della vicinanza al mare.

Il crollo della pila 9 e di una parte del piano stradale ha reso necessari interventi drastici sulla struttura, la cui stabilità è ancora in corso di valutazione.

Tra le soluzioni possibili, si prevede la demolizione del ponte e di una porzione delle abitazioni poste al di sotto del ponte.

Il crollo del Ponte Morandi ha portato al ripensamento dell’infrastruttura nella sua completezza, aprendo la possibilità di realizzare un nuovo viadotto adeguato alle esigenze attuali di traffico e di aggiornare la rete infrastrutturale a collegamento dell’area portuale con l’autostrada.

La necessità di ricostruzione del Ponte Morandi rende possibile l’avvio di un processo di rigenerazione urbana della Valpolcevera, per rispondere alle esigenze degli abitanti e alle emergenze in atto, trasformando i quartieri in nuovi poli attrattori attraverso la valorizzazione dei punti di forza già presenti, l’ampliamento dell’offerta di servizi tra loro complementari, il potenziamento della mobilità interna ed esterna e il miglioramento della qualità ambientale.

l crollo di ulteriori sezioni del ponte.

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